Nei dipinti di Ettore Perrella arte e scienza vivono insieme. Egli supera, così, la divisione tra pittura

"astratta" e "figurativa" che ha imperato nel secolo scorso.

Nel novecento,infatti, la pittura viene tradita o perché il concetto prende il posto dell'immagine

(astrattismo) o perché si confonde la forma con la figura (pittura figurativa).

Perrella corregge questo errore logico, imparando il mestiere degli "antichi" maestri e ritrova il senso della

costruzione del dipinto: ci ridona la forma e l'immagine, mostrandoci che non si tratta di dipingere la vita,

ma che dipingere è vita.

Dipingendo, compie un atto: non fotografa la realtà, né imita la pittura antica. Ci mostra ciò che è, nella

forma, che si nutre del rapporto corretto fra luce ed ombra; e ciò che non è, nell'immagine, costruita

tridimensionalmente, soprattutto grazie alla stratificazione delle stesure di colore.

Con Perrella, la pittura ridiventa l'arte per eccellenza, di cui parlava Leonardo, capace di rompere lo

specchio che fissa l'immagine virtuale del mondo, per lasciar posto all'immagine sovratemporale: la sola

che possa esprimere la vita che abita in noi e mostrare al mondo la sua stessa esistenza, favorendo il

riconoscimento della realtà.

Nei suoi dipinti, il pittore, liberando la luce nel suo intenso gioco con l'ombra, ci mostra la modalità con

cui essa si posa sulle cose, per dare vita ad immagini che cercano il nostro sguardo ma senza sedurci, come

solo l'amore sa fare. Esse trasformano i soggetti dei suoi quadri in rappresentazioni del tempo assoluto, la

cui sospensione temporale ci permette di recepire l'eternità dell'istante.

E' nell'istante che la forma diviene lo spazio dove possiamo individuarci, mentre l'immagine che essa crea

rappresenta lo specchio nel quale possiamo vedere in noi qualcosa più di noi stessi.

Ettore Perrella, dipingendo il velo che illumina il vero, testimonia che l'amore più grande, quello

dell'artista che accetta fino in fondo d'essere se stesso, è possibile.

Marialuisa Tonon